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30/09/18

Casa, che cos’è la casa..

forse un pungolo

che costringe a lavorare

forse una scatola

dove confinare insicurezze

forse un punto dove poterci ritrovare

all’oscuro delle paure

forse una sfera in cui roteare

scansando l’ansia della perdita

o forse no

casa è un luogo senza terra

senza fuoco ne fiumi e ne vento.

La casa puo’ essere ovunque

forse non è qua

è dall’altra parte

là dove i trattori mietono il grano

dove un bambino impara a pedalare

dove due anziani sposati si appoggiano ad un ponticello

dove aquile scrutano i movimenti

laggiù dove picchi di montagne si innalzano

per poi scomparire uno dietro l’altro.

Casa, dove sei?

Chi ti ha dato un nome?

Ora che nello spazio torno indietro

il tempo pare piegarsi insieme

è una misteriosa epifania,

forse ti ho trovata nei boschi della Scozia

nel silenzio del deserto

là dove persone semplici si aiutano,

ti trovavi fra le lenzuola con occhi brillanti

che m’aspettavano,

nella spiaggia a piedi scalzi

ed il miraggio del futuro,

forse nel sorriso da bambina di lei

che soffiava via i limiti corporei,

nell’abbraccio di chi mi diede la vita,

forse nelle valli ed il profumo di ciclamini.

Ora, dove sei?

Casa, ti stai spostando

sento di voler correrti dietro continuamente

accoglimi, ovunque tu sia

ho bisogno che parli ancora,

ancora e ancora,

ma..

ma forse non hai voce,

allora non farò più domande,

se esisti ti cercherò

se non esisti ti ho già trovata.

22/09/18

Fresco e’ il sole gentile e delicato

le gocce d’acqua lentamente evaporano,

ecco filari d’alberi, giovani pioppi

come un miraggio si trasformano in eucalipti,

rimettendo le ginocchiere ne vengo colpito,

immagini, facce, voci

fiori lilla, sorrisi, immensi prati selvatici,

è un’invasione del passato.

Sento di nuovo il profumo del carbone

vedo le capanne di legno e fango

bambine trasportare pesanti secchi d’aqua

ragazzi portar al pascolo il gregge,

sento il profumo delle mucche

capre scornarsi e giocare.

Questi campi, l’agricoltura

rammentano le vaste coltivazioni di teff

la fatica, il riposo sotto gli alberi,

rivedo le fiumane di persone andare in chiesa

i camion superarsi senza pensare alla morte

i cesti sulle teste

asini trainare carri,

la vita della terra;

forse è stato un profumo, un colore

forse il sole simile ai pomeriggi sudati

i letti dei fiumi asciutti

o il giallo delle foglie

che ricorda l’aridità del vicino equatore.

Non so perché mi ritrovo qua, chissà,

il corpo ora ne è pervaso

dalle alte montagne sovrastato

come un turbine che rapisce

fra odori, visioni e sensazioni,

tempo, spazio, futuro, presente e passato

si contorcono, spirali formano,

si intrecciano,

io lo subisco e ne sono affascinato

sublimato dalla malinconia

che tutto ricorda e nulla vive.

24/09/18

Mi fidavo di loro, dello Stato,

ne facevo parte, ne contributivo

non avrei mai pensato potessero ingannarmi

mi fidavo.

Adesso che mi ritrovo con uno squarcio nella pancia

non posso lavorare

e sono io ad aver bisogno di aiuto

ma solo vengo lasciato

senza tutela ne comprensione.

Da otto mesi son costretto a vagare

per le vie della città

mentre ero abituato a toccare la terra,

ogni giorno.

Qualcuno per fortuna mi capisce

ma altri mi sputano addosso rabbia

ancora prima d’avermi visto,

giudicano.

Non ce la faccio più sono stanco

ma sono forte sì

ho speranza

la ruota della fortuna girerà ancora

per tutti,

ciò che ho dato verrà riconosciuto,

però sono arrabbiato

vedo gli immigrati aiutati, tanti che se ne approfittano

ed io niente,

ma so non è colpa loro

però mi chiedo il perché,

ciò crea inevitabilmente tristezza.

Sono forte sì, anche questo passerà.

Mi chiamo Davide

ho 61 anni

e mi piacerebbe stare un po’ in compagnia.

14/09/18

Si poteva parlare d’un giorno mai stato

panico e rabbia di chi vi era assalito

momenti sinceri ed i fichi caduti

ma Luciano voleva solo ritornare un po’ indietro,

vortici e vento sempre più forti e poi su’

nuvole bianche non c’erano piu’

e cadde nel corpo un bambino ubriaco

tendeva la mano ma lui era stanco,

chi reggerà l’uomo nel suo bisogno?

tanti di spalle col riso che è un ghigno

e tu che rubavi a chi ti ha capito

tu voli perché non esiste il peccato,

ma verrà quell giorno in cui tu cadrai

e allora li Paolo a raccogliere gia’ sai

chi ha dato ha dato e non c’è più scambio

è chiaro che il bene sia tutto un abbaglio.

Tante le sedie ribaltate sul tavolo

un po’ di sabbia per terra nel vicolo

teste stanche ritornate nelle case

qualche piuma posata sotto le porte,

chi era seduto qui ora è andato

ritorna capovolto dentro una scatola

e tu che non hai visto che c’era dietro

scherza con amici ed in mano il vetro,

sulle sponde del bar lui un tronco spezzato

volle morire sotto quei tavoli ubriaco

e viver ancora la vostra sete

sui muri posato a sentir ciò che non sente,

dormi, tu dormi aspetta le luci

la notte silenziosa che parla con baci

al risveglio una mano aperta darai

poi il pugno chiuso al cielo aprirai.

Sono solo muri a dividere le porte

invisibili fili a tessere la sorte

ma chiama la libertà che ella viene

ricorda che la volontà è ciò che rimane.

21/09/18

Lotte, ancora lotte, quando mai riusciremo a guardarci negli occhi, a non sentirci in conflitto, quando mai potremo parlarci senza porre distanze, senza conflitti di idee bensì costruendo insieme? È possibile non esista il modo di non entrare in conflitto violento?
Nella vita di tutti i giorni, delle persone che vivono per le strade, che si ritrovano al bar, alle università, a mangiare un panino fianco a fianco: lotta ovunque; allora come lamentarci di coloro i quali vengono definiti burattinai o dei capi di governo? Siamo tutti responsabili nessuno è scagionato, nelle piccole azioni quotidiane plasmiamo ciò che sarà in futuro, la trasformazione.
Con ciò pero’ non si deve cadere in un antropocentrismo dittatoriale dimenticando la fondamentale visione teocentrica, bensì ricordare che qualsiasi scambio, inteso anche come lavoro, avviene fra due o più componenti che interagiscono indissolubilmente le une con le altre, non esiste il senso unico.
Spesso mi chiedo quale sia lo scopo di parlare e cercare soluzioni, perche’, forse, va bene così, tutto ciò che ci circonda e che troviamo dentro di noi è quello che è stato voluto, non da noi unicamente, il conflitto e la lotta sono inevitabili poiché dinamici, ma allora perché sentiamo dentro questa necessità di trovare idee fisse, di ricercare la staticità, che sia pace o guerra, ricchezza o povertà, rigidità o morbidezza, la pace con sé stessi?
Si cercano soluzioni ed è molto importante ma in egual misura con la consapevolezza che non ve n’è sono: siamo capaci di accettare questi paradossi che si impongono così ineluttabili alla ragione? Quando scopriamo tali fatti come si può continuare a rimanere nella contraddizione negandoci la possibilità di accettare ciò che erroneamente viene definito il “diverso”, le altre come parti di noi e noi come parti di loro?

Dubbi, sempre dubbi, ancora dubbi, ecco.. qua forse la lotta scompare, scompare nel dubbio che permette di oltrepassare il limite di giusto o sbagliato, vero o falso.

19/09/18

Il viso limpido

pallido se ne andava

il muro azzurro

raccontava giorni di strada

la beffa di chi porse una guancia

al destino esigente, colpì

fu libero nell’egual misura

in cui non poté decidere,

ombre sfuggono agli angoli

presenze timide manifestano il dubbio.

Chi vuole di sfacelo farsi stipite?

Quanti riescono a seguire l’unico partito?

22/09/18

In un battito di ciglia

si fece Settembre

fra vasti campi di mais

e grandi case tra i canali,

ancora luce a donare la vita

ancora acqua a far crescere il riso

ancora frustrazioni a tenerci distanti,

molti nemici per chi non cede il passato.

In paese nulla di nuovo,

ipocrisie abbagliano,

in città poco di nuovo

molti giovani godono del libertinaggio,

navigando per la pianura

il tempo scompare

non solca limiti lo spazio.

La verità è dentro,

dentro a ciò che non si è mai detto

fra una luce spenta

e un sussurro di chiaror di luna

cercando di capire

di dar senso a ciò che non ne ha.

Se il calore non si sente

vien meno anche il battito

si arresta la macchina

che al pensiero dà espressione,

non esiste differenza

se di essenza si va parlando

l’immensità si apre nuda

e non chiede d’esser vestita.

Se la luce degli occhi tuoi

non farà brillare questo cielo

cosa si potrà dire?

cosa si potrà fare?

Se la speranza si spegnesse

e non si cercasse più la verità

con chi parleremmo?

quanti giorni passerebbero?

Se la paura venisse ascoltata

quanti tumulti taciuti,

si saprebbe forse

che un suono oltrepassa tutti i muri.

Che senso ha il volare sui campi

se siamo soli,

che senso ha scalare una montagna

se nessuno ascolta,

che senso ha privarci

se a nessuno viene dato.

Non son queste mie parole

ma del genere umano

se non riesco a viverle

almeno ne son veicolo.

11/09/18

Dal buio baciati

sempre i soliti profili di campo

alveari chiusi alveari dormienti

tanti curiosi per un’anomala luce

poi il cielo come occhi le stelle

un fruscio vicino è la tua compagnia

vorrei ogni istante durasse senza limiti

la memoria si fa piena di immagini

le osserverà anche un altro domani;

giochi, chiaro scuro, le coperte

una parola era il suono

il sorriso dopo le carezze,

tempo spazio, spazio tempo

come un ramo ricorda il caldo

anche i figli vivranno le nostre esperienze

e capiremo che siamo terra, radici.

Ridi mangia e scherza, bevi e taci

tu che non hai parole ascolterai

e poi altre ancora, il sussurro

come il vento il quadro passeggero.

Ritorno ad annusare e il mento chino

secche foglie, gonfie mani

fino alla morte polvere vola via

ali sbattono senza dolore

una falena cerca la luce strenuamente

non vi è altra scelta, solo

il morire per ciò che rende vivi

il posare stanchi d’obbiettivo privi.

Ridi tu che punti il dito alle nuvole

che costruisci ideali di cemento

per paura di restare solo senza attracco

il terremoto arriverà e solo macerie.

Mangio sulla tua pelle, bevo il tuo sangue

i libri sono fuoco e la mente prigione

ricordare facilmente dimenticare

una volta eri viva ora hai cambiato posto.

05/09/18

Carte e tavoli smussati

sorrisi, luci sui mattoni senesi adornati

ancora occhi, intensi

perso è il tempo nei movimenti, gesti

sinuosi, vesti nuvole di cotone,

questione il perdersi nella dipendenza

trauma asciuga l’anima priva

decisione limite alla volontà,

spira nel naufragio dei relitti

incanto di sirena sugli scogli stretti

infilza la perdita, nuove onde coprono

i lamenti nell’aria vivono

fatica che tramuta dimenticata ma non memoria.

Tu che volgi non passare

mastica le parole ai fili appese,

nelle sere stelle guida, mantelli

anche questo cambia nelle imprese,

affiorano sbocciano ricordi mai appassiti

nel calmo vagare parlano nitidi

senza ragion imposta, piccoli i lividi.

Rami spogli posavano

i loculi accarezzavano dal passare colti

ciò dimentico che morte arriva fresca

intreccia scambi la nascita manifesta,

solo la carezza allevia

dolce comprensione dell’avversita’

palesa il senso di cui si priva,

calamità grande attrazione per carne indifesa,

sputa il tormento

violento senza uscita,

non si arresta il vento.