22/09/18

Fresco e’ il sole gentile e delicato

le gocce d’acqua lentamente evaporano,

ecco filari d’alberi, giovani pioppi

come un miraggio si trasformano in eucalipti,

rimettendo le ginocchiere ne vengo colpito,

immagini, facce, voci

fiori lilla, sorrisi, immensi prati selvatici,

è un’invasione del passato.

Sento di nuovo il profumo del carbone

vedo le capanne di legno e fango

bambine trasportare pesanti secchi d’aqua

ragazzi portar al pascolo il gregge,

sento il profumo delle mucche

capre scornarsi e giocare.

Questi campi, l’agricoltura

rammentano le vaste coltivazioni di teff

la fatica, il riposo sotto gli alberi,

rivedo le fiumane di persone andare in chiesa

i camion superarsi senza pensare alla morte

i cesti sulle teste

asini trainare carri,

la vita della terra;

forse è stato un profumo, un colore

forse il sole simile ai pomeriggi sudati

i letti dei fiumi asciutti

o il giallo delle foglie

che ricorda l’aridità del vicino equatore.

Non so perché mi ritrovo qua, chissà,

il corpo ora ne è pervaso

dalle alte montagne sovrastato

come un turbine che rapisce

fra odori, visioni e sensazioni,

tempo, spazio, futuro, presente e passato

si contorcono, spirali formano,

si intrecciano,

io lo subisco e ne sono affascinato

sublimato dalla malinconia

che tutto ricorda e nulla vive.

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