18/11/17

wadi halfa

Semplicita’.

Giunto vicino a Wadi Halfa mentre stavo pedalando verso il villaggio in cerca di un posto dove dormire ecco che si affianca a me un signore con una macchina sportiva chiedendomi di dove sono e dove sto andando, al che’ mi propone sorridendo di andare a bere del “chai” li vicino e allora accetto e lo seguo. Ci fermiamo in una classica caffetteria del luogo, molto semplice, poche sedie e qualche cliente regolare che si riposa all’ombra e all’aria di un ventilatore chiacchierando con gli amici. La proprietaria, spessevolte sono donne quelle che vendono tè e caffè in una caffeteria o per strada qua in Sudan, ci chiede cosa vogliamo e subito, Monzer, il signore che mi ha invitato, ordina due tè e mi consiglia di provare un piatto tipico molto energetico perchè tanto zuccherato, qua con il caldo se ne sente un forte bisogno. Tutto buonissimo e mentre mangiavamo e bevevamo mi chiede dove ho intenzione di alloggiare e dal momento che gli risposi di non saperlo ancora, mi disse che potevo stare da lui . Felicemente accetto e dopo essere passati per il mercato locale, dove ha voluto pagare senza discussioni il cibo comprato per tutti e due, ci muoviamo verso casa sua. Arrivati noto subito la semplicità in cui vive con sua moglie e i due figli, non ci sono arredamenti, solo un armadio per vestiti, una tv per ogni camera e letti singoli, cosi’ tanti che mi fanno pensare per prima cosa ad un ostello o che ha una famiglia numerosissima. Nulla di ciò, questo è l’arredamento tipico, tanti letti perchè c’e’ sempre qualche ospite, amico o membro famigliare che si ferma a dormire. Ed io che pensavo fosse un ostello e che infine volesse farmi pagare! Per me è stata stupendamente inusuale la sua generosità e spontaneità nell’ospitarmi e provvedere a tutto per me senza chiedere nulla in cambio, non mi lasciava pagare niente, nemmeno l’acqua in bottiglia. Non lo ringrazierò mai abbastanza. Fatto sta’ che riposiamo e la sera mi propone di andare con un suo amico a fare un giro per il paese, saliamo dunque in macchina e andiamo a bere il solito “chai”, qua non si trova alcool legalmente bensì, difficilmente siccome rischioso, illegalmente perchè il Sudan è un paese islamico, religione imposta alla popolazione dall’ultimo presidente/dittatore al potere da quasi trent’anni, personaggio con scarso seguito tra i sudanesi poichè mantiene il potere con la repressione, oppressione ed imposizione di idee. Cio’ non coincide con la stragrande maggioranza delle persone, e’ sempre stato un popolo pacifico e tollerante, infatti aleggia un gran malcontento generale.

Ritornando quindi a noi, dopo il bar ci dirigiamo a prendere del pane e per le strade sentiamo della musica tipica nubiana e allora la seguiamo fino ad arrivare ad uno spiazzo in mezzo alle case, che sono piccole e solo con il pian terreno per questioni di caldo e materiale impiegato alla costruzione, dove c’era un gran numero di persone. Qua ho potuto assistere ad una festa di matrimonio tradizionale. Stupenda. Gli anziani con vestiti lunghi e turbanti bianchi seduti a lato, molto donne avvolte da veli colorati sul fondo, qualcuna seduta e qualcuna a ballare, e la maggior parte delle persone nel mezzo di fronte a delle casse a muoversi al suono della musica disposti in forma circolare addensati di piu’ al centro. Musica felice e spensierata con colori leggeri e vivaci, tutti si muovevano con morbidi movimenti ripetuti molto simili tra di loro, semplici, senza necessità di mettersi in mostra o sfogarsi bensì di stare insieme, partecipare, tenendosi tutti per mano come a dire: “andiamo, andiamo avanti ma non da soli, bensi’ insieme, aiutiamoci!”. Ciò è quello che mi ha comunicato questa umile danza tipica con forte carattere comunitario, un sobrio slancio al futuro, tutti per mano, nella stessa direzione.

Dopo di cio’ andammo a dormire.

tramonto wadi halfa.png

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